Piano nazionale della cronicità, perché è importante occuparsi delle malattie croniche

In Europa le malattie croniche sono responsabili dell’86% di tutti i decessi, oltre che di una spesa pari a circa 700 miliardi di euro l’anno. In Italia sono quasi 24 milioni le persone che hanno una o più malattie croniche.

E’ questo il quadro che un anno e mezzo fa ha spinto il nostro Paese ad approvare un Piano Nazionale della Cronicità, contenente le linee guida che il Servizio Sanitario Nazionale avrebbe adottato per far fronte alle esigenze di tutti i malati cronici; ad oggi, tuttavia, si evidenzia come le Regioni e le Province autonome abbiano recepito il piano in modo non uniforme.

L’insediamento della Cabina di Regia, con il compito di guidare e monitorare l’attuazione del Piano, è avvenuto il 24 gennaio 2018 e vede anche la partecipazione di Cittadinanzattiva.

Assistenza e cronicità, cosa migliorare?

Nel corso del seminario “Piano Nazionale delle Cronicità: a che punto siamo” promosso dal Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, con la partecipazione dei principali stakeholder del mondo della salute e con il sostegno non condizionato di Chiesi Farmaceutici Spa, è stato fatto il punto della situazione su numeri, strumenti e obiettivi connessi al piano.

Sette, in particolare, sono gli aspetti trasversali dell’assistenza sui cui concentrarsi, ovvero disuguaglianze sociali, fragilità e vulnerabilità; diffusione delle competenze, formazione, sostegno alla ricerca; appropriatezza nell’uso delle terapie e delle tecnologie; sanità digitale; umanizzazione delle cure; ruolo delle associazioni di tutela delle persone con malattie croniche e delle loro famiglie; ruolo delle farmacie.

10 malattie croniche da cui partire

Dieci le patologie sulle quali si inizia a lavorare attraverso il Piano: malattie renali croniche e insufficienza renale; artrite reumatoide e artriti croniche in età evolutiva; rettocolite ulcerosa e malattia di Crohn; insufficienza cardiaca cronica; malattia di Parkinson e parkinsonismi; Bpco e insufficienza respiratoria cronica; insufficienza respiratoria cronica in età evolutiva; asma in età evolutiva; malattie endocrine croniche in età evolutiva; malattie renali croniche in età evolutiva.

Le Regioni che hanno cominciato a lavorare

Umbria, Puglia, Emilia Romagna, Marche e Lazio (da pochi giorni) sono le cinque Regioni che hanno recepito il Piano con un proprio atto. La Toscana, con la delibera n. 545/2017, che tra le premesse cita il Piano Nazionale, sta lavorando a “IDEA: Incontri Di Educazione all’Autogestione delle malattie croniche. Approvazione e destinazione risorse”, mentre il Piemonte ha un iter approvativo ancora in corso. La Lombardia ha un suo “Piano Regionale della Cronicità e Fragilità”, con relativi provvedimenti attuativi.

I percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali

A fine 2017 risultano definiti a livello regionale 116 percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA, ovvero interventi complessi basati sulle migliori evidenze scientifiche e caratterizzati dall’organizzazione del processo di assistenza per gruppi specifici di pazienti) per le patologie croniche: 26 quelli per patologie cardiovascolari, 24 per quelle neurologiche, 12 per le malattie respiratorie e 10 per quelle reumatiche. Ancora, 9 per le patologie endocrine, 8 per i percorsi riabilitativi e gastrointestinali; 5 per le patologie psichiatriche e per quelle genetiche, 4 per le renali ed oculari, 5 per altre patologie.

Dalla ricognizione svolta dalle Associazioni pazienti, Piemonte, Toscana e Puglia sono le uniche tre regioni che hanno attivato percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali per il Parkinson. Questi sono simili nella struttura ma si differenziano nell’identificazione del bisogno assistenziale del malato di Parkinson, nelle indagini diagnostiche proposte, e soprattutto negli indicatori, questi ultimi riguardano il costo sociale della malattia.

Il fascicolo sanitario elettronico

Sono 16 le Regioni, oltre alla Provincia Autonoma di Bolzano, che stanno lavorando all’implementazione del fascicolo sanitario elettronico (FSE), ma solo 11 aderiscono all’interoperabilità, stando agli aggiornamenti della Agenzia per l’Italia Digitale. Ad oggi sono stati attivati quasi 11 milioni e mezzo di fascicoli sanitari. Nei primissimi mesi del 2018 le Regioni che ne hanno attivato di più sono la Provincia Autonoma di Trento, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Toscana, Valle d’Aosta. Molto più a rilento Veneto ed Emilia-Romagna. Eppure l’informatizzazione del SSN è fondamentale per realizzare la presa in carico delle cronicità previsto dal Piano Nazionale.

Il finanziamento

Sebbene il Piano non preveda fondi ad hoc per la sua attuazione, nelle sue premesse si sottolinea che è opportuno accedere ad altre fonti di finanziamento per la diffusione di strumenti e tecnologie ICT a supporto della cronicità, tra cui ad esempio i fondi del PON GOV Cronicità 2017-2023 pari a 21.154.946,00 euro. Eppure, ancora, queste risorse non sono state mobilitate.

La partecipazione delle associazioni di tutela dei pazienti 

Nonostante il piano preveda un ruolo specifico delle associazioni e stabilisca inoltre che debbano esserci sedi e strumenti di confronto a livello nazionale, regionale e aziendale, non risulta, dalla lettura degli atti di recepimento regionali, che questi strumenti e sedi siano previste in maniera esplicita.

In apertura: foto tratta da Pixabay.com, @geralt