La legge Basaglia, 40 anni dopo

Era il 13 maggio del 1978, lo stesso anno in cui nacque il Servizio Sanitario Nazionale, quando venne approvata la Legge Basaglia, norma-pilastro che innovando profondamente la cura del disagio psichico ha rivoluzionato contemporaneamente la concezione di società, cultura, sanità e giustizia nel nostro Paese.

A 40 anni di distanza è giusto continuare a ricordare questa data, perché da quel momento nessuno ha più potuto privare della libertà una persona senza che questa avesse commesso reati e senza la tutela della legge, come poteva succedere prima di allora a chi aveva malattie mentali, che veniva recluso in manicomio.
Secondo quella norma la Repubblica Italiana, attraverso il Servizio Sanitario Nazionale persegue “la tutela della salute mentale privilegiando il momento preventivo e inserendo i servizi psichiatrici nei servizi sanitari generali in modo da eliminare ogni forma di discriminazione e di segregazione pur nella specificità delle misure terapeutiche, per favorire il recupero ed il reinserimento sociale dei disturbati
psichici…”.

Lo psichiatra Basaglia e il suo operato rivoluzionario

Ispiratore della legge n.180/78 fu lo psichiatra Franco Basaglia, le cui teorie sconvolsero la psichiatria, prevedendo l’abolizione delle pratiche più violente usate per le cure, l’abbattimento delle barriere che isolavano gli ospedali psichiatrici e infine l’eliminazione degli ospedali stessi.
Basaglia scriveva nel 1964 in La distruzione dell’ospedale psichiatrico:
“Dal momento in cui oltrepassa il muro dell’internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale […] viene immesso, cioè, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualità…”

Per attuare le sue idee innovative Basaglia mise in atto una serie di iniziative volte a ridare voce ai pazienti e a sostenere le loro esigenze umane con visite guidate e incontri con i parenti.
Ma il suo operato rivoluzionario rispetto alle modalità di cura usate in psichiatria incontrò spesso resistenze e ostilità provenienti da gran parte del mondo politico e scientifico italiano.

E oggi?

A 40 anni da quella rivoluzione indicata da Basaglia la situazione dell’assistenza alle malattie mentali non è complessivamente positiva. La legge delegò la sua attuazione alle regioni, con la conseguenza di una disparità di applicazione sul territorio nazionale.
I Servizi di Salute Mentale che dovevano essere diffusi sul territorio con residenze comunitarie insieme a gruppi di convivenza con la partecipazione di maestri, educatori, e accompagnatori, come prevedeva la norma, non sono presenti in numero sufficienti, con la conseguenza che spesso le famiglie si ritrovano sole nel loro difficile compito di gestire i loro familiari malati.

Ma i disagi dei malati e delle loro famiglie non sono causati dalla legge 180 del 1978.
Probabilmente la scarsità di fondi e una scarsa motivazione all’applicazione della legge non ha consentito ancora la piena attuazione di quella norma carica di innovazione che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato come “uno dei pochi eventi innovativi nel campo della psichiatria su scala mondiale” e che ogni società civile dovrebbe cercare di attuare.

In apertura: foto tratta da Pixabay.com, @robinsonk26