Un progetto che indaga le buone pratiche sociali

Cittadinanzattiva Emilia-Romagna ha sviluppato recentemente un progetto di ricerca-intervento, nel territorio bolognese, teso a rappresentare la specifica identità delle ‘buone pratiche sociali’ per il miglioramento della qualità della vita che hanno come protagonisti i singoli cittadini ed i gruppi informali. Attraverso la ricerca si è cercato di dare voce alle persone che, con grande impegno e senza il clamore dei mass media, ogni giorno sviluppano azioni sociali per il bene comune della comunità.

Un tesoro di esperienze da scoprire

La ricerca ha fatto emergere un tesoro nascosto di esperienze e progetti che riguardano molteplici ambiti operativi: dalla cura e manutenzione di parchi ed aree verdi alla rimozione di scritte sui muri e riqualificazione di aree urbane, dall’insegnamento dell’italiano agli stranieri alla valorizzazione del ruolo delle biblioteche, dal co-housing ad attività di animazione e socializzazione, dallo sviluppo di aree di interazione tra persone ed animali alla promozione dei diritti dei cittadini, dallo sviluppo di interventi culturali alla condivisione di attrezzature per attività ludiche rivolte ai bambini.

Dalle narrazioni dei cittadini è stato possibile scoprire le principali motivazioni a cui essi fanno riferimento: la volontà di promuovere senso civico, la responsabilità sociale per curare non solo la propria casa, ma anche la casa comune, il divertimento a fare un lavoro insieme, il piacere dei risultati ottenuti e delle valutazioni positive degli altri cittadini, il ritorno economico positivo per i commercianti della zona in cui si è svolta l’attività di riqualificazione.

E’ stato possibile cogliere il valore delle buone pratiche, attraverso i risultati ottenuti e l’impatto sociale prodotto, soprattutto in termini di: cura, rispetto e manutenzione della cosa pubblica, superamento delle fratture sociali, creazione di nuovi spazi per la socialità, attivazione di un circolo virtuoso fra cura del bene comune e sviluppo economico del territorio. Ma è emerso anche un valore aggiunto, in termini di innovazione sociale, che questa particolare forma di cittadinanza attiva ha messo in campo.

Rimboccarsi le maniche

I protagonisti delle buone pratiche sociali vanno oltre la lamentela, la protesta, la segnalazione del problema, perché si rimboccano le maniche e cercano di dare una risposta concreta ad esso. Il cittadino attivo sviluppa relazioni di aiuto delle persone in difficoltà e di cura del territorio, ma si propone anche di rispondere ai propri bisogni. Tali relazioni tendono a sviluppare alleanze che durano nel tempo e vanno oltre la durata del progetto. Le buone pratiche sociali non fanno riferimento a prodotti e servizi standardizzati, ma a risposte innovative che mettono in campo la progettualità e l’intelligenza collettiva dei cittadini; esse rappresentano un vero e proprio capitale di invenzione sociale.

La ricerca è servita anche per scoprire la ricchezza delle risorse messe in campo dai singoli cittadini, in termini di tempo, competenze, conoscenze, relazioni, creatività, disponibilità a collaborare e a migliorare il rapporto con le istituzioni. A questo proposito il Comune di Bologna ed i Quartieri hanno fornito un contributo fondamentale, soprattutto con lo strumento del patto di collaborazione, che ha consentito di svolgere le seguenti funzioni: facilitazione, coordinamento, promozione e comunicazione delle buone pratiche sociali, fornendo anche un sistema di garanzia a tutela dei cittadini attivi e della comunità.

Le criticità

Sono emersi anche alcuni nodi problematici. Da un lato la mancanza di una struttura organizzativa di riferimento a volte genera, nel singolo cittadino, alcuni problemi relativi alla continuità dei progetti, alla comunicazione e socializzazione delle esperienze. Può emergere il rischio di un isolamento e di uno scoraggiamento delle persone e quindi di una interruzione delle attività. Dall’altro il rapporto con le istituzioni ha messo in evidenza il nodo della burocrazia che a volte sembra non avere senso e si manifesta nello scarso ascolto del cittadino, nei tempi lunghi delle risposte da parte dell’ente locale, nelle difficoltà di trovare un linguaggio comune e di sviluppare una vera co-progettazione.

Il cittadino attivo

La ricerca ha messo in evidenza anche gli scenari futuri che riguardano l’identità del cittadino attivo, il ruolo della cittadinanza attiva e le funzioni delle buone pratiche sociali.
L’identità del cittadino attivo tende a caratterizzarsi non solo come volontario, ma anche come testimone culturale, promotore di inclusione sociale, antenna per la rilevazione di nuovi bisogni, attore politico. E’ un cittadino che induce a sviluppare comportamenti imitativi promuovendo le risorse delle persone, non si adatta ad essere un esecutore di funzioni, ma in modo autonomo vuole valorizzare la propria creatività e capacità progettuale. Il ruolo della cittadinanza attiva è quello di sviluppare innovazione sociale partecipata, cioè un’innovazione diffusa che coinvolge le persone, le comunità, il territorio, che tende ad attivare un ‘altro sviluppo’ non misurabile con il PIL, ma con il benessere equo, solidale e sostenibile.

Le buone pratiche sociali rappresentano strumenti per costruire un nuovo patto di cittadinanza teso a coinvolgere, insieme ai cittadini, le istituzioni, i servizi di welfare e il sistema delle imprese, al fine di migliorare la salute e la qualità della vita delle persone e della comunità. La ricerca ha consentito anche di individuare ulteriori ambiti di sviluppo delle buone pratiche che vengono indicate sinteticamente con alcune parole chiave: ‘il volontariato del sapere di una comunità educante’, ‘i cantieri della legalità’, ‘il turismo sociale ed esperienziale’, ‘la valorizzazione della storia del territorio’, ‘il miglioramento delle relazioni di prossimità’, ‘il circolo virtuoso della cucina’, ‘il sostegno nelle pratiche burocratiche e nell’accesso ai servizi’.

Il ruolo di Cittadinanzattiva Emilia-Romagna nella ricerca

La ricerca-intervento ha consentito di individuare anche alcune ipotesi operative per valorizzare e promuovere ulteriormente le buone pratiche sociali dei cittadini. In tale prospettiva diventa centrale il ruolo e il contributo di Cittadinanzattiva Emilia Romagna che intende svolgere le seguenti funzioni: approfondimento e confronto culturale in merito alle nuove forme di partecipazione dei cittadini; sviluppo di strumenti informativi ed operativi per la valorizzare e condividere progetti ed esperienze di cittadinanza attiva; facilitazione e miglioramento delle relazioni fra cittadini ed enti locali; diffusione di competenze per abilitare i cittadini nella progettazione di buone pratiche sociali.
Per sviluppare concretamente tali funzioni Cittadinanzattiva Emilia Romagna, in questa prima fase, ha avviato le seguenti attività:
• progressiva costruzione di una banca dati in merito alle buone pratiche sociali;
• apertura di un centro esperto, con funzioni di accoglienza, informazione, orientamento, supporto alle persone interessate all’elaborazione di progetti di cittadinanza attiva;
• consulenza e collaborazione con enti locali e terzo settore finalizzate alla valorizzazione e allo sviluppo di buone pratiche sociali, al miglioramento delle relazioni fra cittadini ed istituzioni.

Per saperne di più

Per avere ulteriori informazioni in merito alla ricerca-intervento e alle attività svolte da Cittadinanzattiva Emilia Romagna, per la promozione di buone pratiche sociali, potete fare riferimento a:
Walther Orsi, sociologo-coordinatore del progetto di ricerca-intervento, al seguente indirizzo mail: walther.orsi@gmail.com, oppure a
• Cittadinanzattiva Emilia Romagna (mail: segreteria@ cittadinanzattiva-er.it).

Walther Orsi

In apertura: foto tratta da Pixabay.com, @geralt