Bologna – Dopo i tre giorni di welfare, Maria Antonietta Sassani scrive: “non ho potuto fare a meno di pensare che mancava una associazione particolarmente importante, che conta un numero enorme di affiliate e che dispensa welfare come nessun’altra: quella di tutte le donne”.

Nei giorni scorsi si è tenuta a Bologna una bella manifestazione sul welfare: tre giorni dedicati alla conoscenza di tutte le attività che rendono il nostro territorio una fucina di iniziative sociali.

Il programma era davvero ricchissimo ed ha visto alternarsi incontri, conferenze, convegni, laboratori interattivi che hanno coinvolto tanti aspetti della vita cittadina.

E’ stato possibile affrontare gli argomenti più vari, approfondire problemi, scambiare esperienze e, soprattutto, scoprire quanto lavoro è stato fatto e quanto ne resta da fare per costruire una società attenta al benessere dei cittadini.

Durante questi tre giorni, poi, tante associazioni non profit hanno presentato le loro attività ed è stata per me l’occasione per avvicinarmi ad un mondo di cui, mi sono resa conto, sapevo ben poco.

Gli stand informativi erano numerosi e ho scoperto una realtà poliedrica e impensata, dove, in una atmosfera piena di colori e di entusiasmo, persone garbate e sorridenti erano pronte a raccontare e ad ascoltare.

Davvero tutto bello e tutto interessante.

Tuttavia, mentre passavo da uno stand all’altro, non ho potuto fare a meno di pensare che mancava una associazione particolarmente importante, che conta un numero enorme di affiliate e che dispensa welfare come nessun’altra: quella di tutte le donne che si occupano, in ambito familiare, giorno dopo giorno, di bambini, malati ed anziani.

Eppure é un’associazione straordinaria, non riconosciuta (e non intendo in senso giuridico), assolutamente senza fine di lucro, dove non esistono statuti e regolamenti, ma vige un ferreo codice etico, più forte di qualsiasi strumento normativo, perché basato sul senso del dovere, ma soprattutto sull’affetto.

E’ una associazione completamente autogestita, dove ogni operatrice ha provveduto all’autoformazione e all’organizzazione delle proprie attività, sottraendo al proprio tempo libero tutto quello dedicato all’assistenza dei familiari più deboli, sommando, poi, a questo impegno quello della normale gestione della casa e, molto spesso, quello di un lavoro esterno.

Ditemi se questo non è autentico welfare, espressione di un volontariato che traduce la solidarietà familiare in azioni concrete e silenziose, prive di visibilità e, spesso, accompagnate dalla totale indifferenza.

Fra pochi giorni, celebreremo ancora una volta l’8 marzo, che io non riesco a considerare una festa, ma un’occasione per ricordare e riflettere.

E, allora, vorrei invitare tutti a dedicare, in questo giorno, un minuto del nostro tempo a questa associazione e sarebbe bello che tutte le donne che ne fanno parte ricevessero, oltre alle mimose, un mazzolino di fiori virtuali, fatto di pensieri e di gratitudine, anzi, meglio ancora, una piantina di riconoscenza, da curare ogni giorno perché non si debba mai inaridire.

→ La scorsa settimana abbiamo partecipato alla rassegna “Bologna si prende cura: tre giorni di welfare“, che ha visto la partecipazione di molte associazioni, enti pubblici e professionisti del settore, con la collaborazione dell’Università di Bologna. Tra i partecipanti alle conferenze e agli eventi delle tre giornate, anche molti singoli cittadini,  tra cui una cara amica di Cittadinanzattiva Emilia RomagnaMaria Antonietta Sassani.
In virtù di un welfare che non deve configurarsi come un interesse di pochi ma un principio di tutti gli elementi fondanti una comunità, riportiamo il pensiero della nostra Maria Antonietta, che invita tutti a riflettere in questa settimana interamente dedicata alle donne.

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