Nella proposta del Ddl sui caregiver il criterio non è il bisogno, ma la resistenza: chi supera la soglia delle 91 ore viene riconosciuto, gli altri restano invisibili. E la cura torna a essere un affare di famiglia.

 

Una soglia che racconta tutto

C’è un dettaglio, nel nuovo Ddl proposto dalla ministra Locatelli sui caregiver familiari, che dice più di qualsiasi relazione tecnica, più di ogni commento politico, più di tutte le promesse di riforma degli ultimi vent’anni: almeno 91 ore.

Le 91 ore non sono un parametro scientifico, non sono una soglia epidemiologica, non sono una valutazione medica. Sono il criterio con cui lo Stato italiano decide chi è caregiver e chi non lo è.

È una cifra che fa quasi tenerezza nella sua crudezza: ammette l’enormità del carico, ma non lo riconosce davvero. È come se il legislatore dicesse: “Sì, lo sappiamo quanto è pesante il lavoro di cura. Ma solo se superi questo limite ti ascoltiamo.”

Un limite che, per chi assiste ogni giorno un familiare, compagno/a, amico/a non autosufficiente, equivale a una dichiarazione: se non arrivi a 13 ore di cura al giorno, tutti i giorni, per tutto l’anno, non rientri nel perimetro del diritto.

Di meno non basta. Di più è normale.

 

Secondo lo Stato, la vita del caregiver vale 91 ore. Il resto è contorno.

Novantuno ore settimanali sono una misura che sostituisce le persone con un cronometro.
Significa lasciare 11 ore residue — quando va bene se non bisogna accompagnare alle visite, assistere in ospedale, — per tutto il resto: dormire, mangiare, lavarsi, cucinare, lavorare, fare la spesa, mantenere un minimo di vita sociale, leggere un libro, respirare e se proprio avanza una manciata di secondi un parrucchiere.

È la trasformazione definitiva della cura in esclusione. Perché nessuno, superata quella soglia, può avere una vita che non sia completamente assorbita dall’assistenza.

E proprio questa è la contraddizione: il legislatore conosce perfettamente il peso reale del caregiving — lo quantifica — ma non lo comprende.
Perché se lo comprendesse, non ne farebbe un requisito di accesso a un sussidio minimo.

 

Sette milioni diventano due. Gli altri? Non pervenuti.

In Italia i caregiver sono circa sette milioni.
La platea del Ddl? Una frazione ristretta che, attraverso parametri rigidi e una definizione domestica e familiare della cura, circoscrive il diritto a meno di due milioni di persone.

Il resto — cinque milioni — scompare nella terra di nessuno: figli che non convivono, vicini di casa che sostengono quotidianamente, familiari che si dividono turni informali, partner senza vincolo giuridico, persone che assistono e lavorano.

Il Ddl li lascia fuori senza dirlo apertamente. Li espelle attraverso criteri sottili: la convivenza, il legame familiare, la soglia delle ore, la burocrazia che seleziona e normalizza.

È una legge che descrive una categoria che non coincide con la realtà, ma con ciò che lo Stato può permettersi di finanziare senza cambiare nulla del proprio welfare.

 

I punti critici del Ddl

I contenuti specifici del Ddl, secondo le voci critiche, non garantiscono un vero welfare e spiegano perché le promesse sono state tradite:

  • Sostegno economico minimo: previsto un contributo mensile massimo di 400 euro.
  • Platea esclusiva: richieste di almeno 91 ore settimanali di cura e obbligo di convivenza.
  • Limite ISEE: fissato intorno ai 15.000 euro.
  • Risorse tardive: le risorse effettive per sostenere i caregiver non arriveranno prima del 2027.
  • Assenza di tutele strutturali: non emergono tutele forti per pensioni, congedi, servizi di sollievo o supporto psicologico.

Ai  caregiver che rientreranno in questi criteri arriverà un contributo mensile di 400 euro.

 

Il ritorno della famiglia come ammortizzatore sociale

Di tutto questo si è accorta immediatamente Cittadinanzattiva, che nel comunicato diffuso dopo la pubblicazione del Ddl ha parlato di “occasione mancata”, “promesse tradite” e “ritorno alla famiglia come unico welfare disponibile”.

Parole importanti, soprattutto se pronunciate da chi da anni chiede una riforma seria, universale, rispettosa dei bisogni e dei diritti di chi assiste.

Non a caso Cittadinanzattiva, insieme a CARER, aveva promosso un Manifesto per la tutela di tutti i caregiver, non solo di una porzione di essi.
Un testo che chiede:

  • una definizione ampia, realistica
  • tutele flessibili, commisurate al carico
  • diritti esigibili e non rinviati a decreti futuri
  • risorse adeguate, non simboliche

Il Ddl, invece, ha scelto un’altra strada: riconoscere meno persone, e con minori diritti.

 

“La cura non è un affare di famiglia”. Ma lo diventa.

La campagna “La cura non è un affare di famiglia” di Cittadinanzattiva Emilia Romagna nasceva proprio per rompere questo schema.

Il Ddl fa l’esatto contrario: riporta la cura dentro le mura domestiche, la ricolloca come responsabilità privata, la misura in ore, un dovere affettivo, un fatto interno alla famiglia.

Di fatto, certifica che lo Stato si aspetta che la cura resti lì. E che il suo compito non sia quello di sostenere, ma di classificare.

Come se la cura fosse solo un fatto privato, un sacrificio, un destino, una vocazione femminile travestita da indicatore tecnico.

 

Il nodo politico: riconoscere non basta. Serve capire.

La parte più inquietante della soglia delle 91 ore non è tecnica: è culturale.

Perché racconta un paradosso sottile: lo Stato sa quanto pesa il caregiving. Lo misura. Lo mette nero su bianco. Eppure costruisce una riforma che non libera nessuno da quel peso.

La politica ha scelto di riconoscere il caregiver… ma solo quello che non può più far altro che essere caregiver.

Non chi vorrebbe continuare a lavorare.
Non chi vorrebbe un supporto professionale.
Non chi vorrebbe mantenere una vita affettiva, sociale, culturale.

Il Ddl ammette la fatica, ma non la dignità.

 

Non è una riforma. È una selezione.

Una legge che restringe, che definisce, che setaccia, che mette soglie, che misura l’assistenza in ore, non sta riformando: sta selezionando.

E cosa seleziona?
Chi è talmente immerso nella cura da non avere più margini per esigere altro.

È un modello di welfare che concede piccoli sostegni a chi è già schiacciato, ma non offre strumenti a chi vorrebbe evitarlo.

È un Paese che non previene la fragilità, la amministra.
Che non sostiene la cura, la riconosce quando è già diventata impossibile.

 

La politica attende. Il caregiver no.

Alla fine, l’impressione è chiara: siamo di fronte a una norma che non guarda ai caregiver del presente, ma ai costi del futuro.
Una legge che prende atto della fatica, ma non la riduce.
Che chiama “riconoscimento” ciò che in realtà è una concessione minima, condizionata, insufficiente.

E allora il punto non è discutere se il sussidio sia abbastanza — non lo è — né se la soglia sia equa — non lo è.
È chiedersi che idea di società esprime una legge che considera la cura un fatto privato fino a quando non diventa ingestibile.

Finché la cura resterà un affare di famiglia, non esisterà una vera riforma del caregiving.
Esisterà solo un Paese che scarica il proprio welfare sulle persone che già fanno tutto.

E che, alla fine, le ringrazia chiedendo loro di contare le ore.

 

 

Per Approfondire:

scATTIdicura: https://www.cittadinanzattiva-er.it/?s=scattidicura

Visita guidata mostre 2025: https://www.cittadinanzattiva-er.it/visita-guidata-alle-mostre-scattidicura-oltre-i-numeri-ce-vita-linfermiere-nellarte-della-cura/

Campagna Caregiver 2024https://www.cittadinanzattiva-er.it/campagna-caregiver-2024-scattidicura-per-ricordare-raccontare-e-reagire-insieme/

Regolamento Campagna 2024: https://www.cittadinanzattiva-er.it/15871-2/

Campagna Caregiver 2024https://www.instagram.com/scattidicura/?show_story_unavailable=1

La cura non è un affare di famiglia: https://www.cittadinanzattiva-er.it/category/caregiver/la-cura-non-e-un-affare-di-famiglia/

E se i caregiver non ci fossero davvero: https://www.cittadinanzattiva-er.it/e-se-i-caregiver-non-ci-fossero-davvero/

Caregiver, vale sempre la pena di lottare per un diritto: https://www.cittadinanzattiva-er.it/caregiver-vale-sempre-la-pena-di-lottare-per-un-diritto/

HO DIRITTO A…https://www.cittadinanzattiva-er.it/ho-diritto-a/

Caregiver: https://www.cittadinanzattiva-er.it/category/caregiver/

Caregiver Regione Emilia Romagnahttps://caregiver.regione.emilia-romagna.it/

 

Foto di Brunella Sarro per @scATTIdicura

 

 


Segui #lepilloledicittadinanzattiva

#lepilloledicittadinanzattiva