Cittadinanzattiva su condanna Corte Strasburgo per irruzione scuola Diaz al G8 di Genova: sempre più urgente introdurre il reato di tortura in Italia.

Ennesima condanna della Corte Europea dei Diritti umani nei confronti dell’Italia per violazione del divieto di tortura e trattamenti inumani o degradanti: la Corte di Strasburgo interviene sui gravissimi fatti di cui si resero responsabili le forze dell’ordine italiane  durante il G8 di Genova nel 2001, in particolare nel corso dell’irruzione all’interno della scuola Diaz, e punta il dito sulla mancanza, nell’ordinamento italiano, di norme che prevedano e reprimano in maniera adeguata il reato di tortura. Proprio a causa di tale vuoto nell’ordinamento nazionale,  la vicenda giudiziaria italiana sui fatti di Genova ha avuto un epilogo  inaccettabile, con condanne non corrispondenti alla gravità dei fatti e rimaste ineseguite per la prescrizione e responsabili di gravissime violazioni dei diritti umani rimasti impuniti.

“Un vuoto che dura da 26 anni, da quando l’Italia ha ratificato la Convenzione ONU contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti”, ha commentato Laura Liberto, responsabile di Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva, “e nonostante ciò non è stata mai introdotta la previsione di uno specifico reato di tortura. Da tempo, assieme a diverse organizzazioni per i diritti umani,  sollecitiamo la necessità di colmare questa lacuna, chiedendo che il testo della Convenzione ONU venga recepito nel nostro ordinamento e che il reato di tortura sia previsto nell’ordinamento italiano in modo conforme all’art.1 della Convenzione stessa”.

Nel corso degli anni si sono succeduti vari tentativi di adeguare la legislazione nazionale agli obblighi internazionali, oltre che costituzionali, ma tutti puntualmente caduti nel vuoto.

“Qualche giorno fa la Commissione Giustizia della Camera ha licenziato il testo del DDL sulla tortura nella sua ultima versione”, ha concluso Liberto, “un testo che presenta diversi limiti rispetto a quanto si auspicava. Tuttavia, anche in seguito a questa ulteriore condanna della Corte di Strasburgo, una risposta appare a questo punto necessaria non è più rinviabile; è pertanto fondamentale che, almeno nel corso di questa legislatura, si riesca a porre rimedio ad un vuoto che va avanti da più di un quarto di secolo e che l’iter di approvazione della legge sia portato a compimento in modo soddisfacente”.