a cura di Rossana Di Renzo

Il libro “Emozioni virali. Le voci dei medici dalla pandemia“, curato dalla dott.ssa Luisa Sodano, che abbiamo presentato nella newsletter del 13 novembre 2020, ci ha permesso di conoscere trentasette storie di medici che hanno condiviso la loro esperienza professionale (protocolli terapeutici, articoli…) e personale (paura e solitudine…) durante la pandemia.

Con questa newsletter inizieremo a approfondire il lavoro di quattro medici che hanno contribuito con le loro storie alla realizzazione del libro e che ci hanno rilasciato un’intervista.

Iniziamo con il dott. Matteo Gugliemi, medico USCA della provincia di Piacenza.

Abbiamo individuato la provincia di Piacenza, in quanto primo territorio pesantemente colpito dall’epidemia che ha pagato un enorme tributo  al virus, con oltre 900 decessi e più di 5 mila contagi.

Chi è il dott. Matteo Gugliemi

E’ un giovane medico piacentino che negli ultimi giorni di marzo ha deciso di far parte della task force Ausl e che casa per casa avrebbero curato i malati di Covid; decisione maturata proprio dopo pochi giorni dalla perdita del  suocero per covid 19, anche lui medico di Medicina Generale. Una situazione familiare non facile in quanto altre persone care erano ricoverate con i classici sintomi respiratori, ma sostenuto dalla moglie, pur nella consapevolezza del rischio, entra nelle Unità Speciali di Continuità Assistenziali (USCA) di Piacenza.

Per il dott. Guglielmi, una volta conseguita la laurea, il desiderio era quello di poter fare il medico di Medicina Generale. Come altri giovani medici, attualmente, lavora come medico di continuità assistenziale “sostituto” a tempo determinato.

Questa pandemia ha fatto emergere un problema fondamentale: la carenza di personale sanitario. Molti sono i medici che non hanno potuto accedere alla specializzazione. Per superare questo sbarramento servirebbero più borse finanziate o pensare ad un accesso più ampio.

Ci sentiamo per telefono alle 15.00 del 4 novembre – ha smesso di lavorare poco più delle 14.00, il tempo di arrivare a casa, lavarsi e mangiare – mi dedica più di un’ora, per poi prepararsi di nuovo per il prossimo turno.

E’ una lunga conversazione che mi permette di conoscere il dott. Guglielmi come uomo e professionista e raccontandosi mi introduce nel mondo delle USCA: cosa sono, a cosa servono, perchè sono utili e parliamo dell’esperienza vissuta, della responsabilità, della paura, dell’impotenza, ma soprattutto di cosa ha imparato da questa esperienza.

Identikit dell’USCA

Le USCA sono delle unità di medici che si recano nelle case per assistere direttamente i pazienti affetti da Covid-19, che non necessitano di ricovero in ospedale. Sono state istituite dal governo con il decreto legge del 9 marzo. Le USCA sono formate da specialisti o da medici che frequentano il corso per diventare medico di Medicina Generale e neoabilitati in attesa di sostenere il concorso per entrare in una scuola di specializzazione.

Il numero di USCA in Emilia Romagna raggiunto durante la prima fase di pandemia è stato di 85: trattasi di unità rapidamente componibili, quindi il loro numero può variare rapidamente di giorno in giorno sulla base delle esigenze.

Attualmente sono circa 70 le Usca attive in Emilia-Romagna, che fanno assistenza e tamponi a domicilio. Vi collaborano circa 450 fra medici e altri operatori sanitari.  Al 2 novembre – specifica l’Ansa – le Usca in Emilia-Romagna hanno fatto circa 90mila prestazioni, tra visite a domicilio, visite nelle residenze per anziani, somministrazione di terapie, tamponi, elettrocardiogrammi, eco polmonari, triage telefonici.

 A cosa servono

Le USCA sono state pensate sia per alleggerire il carico che tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo si è riversato sugli ospedali, e per consentire ai medici di famiglia e pediatri di libera scelta di continuare a seguire i pazienti ordinari.

Vengono attivate solo dai MMG e pediatri di libera scelta e prestano servizio dal lunedì alla domenica e dalle 8:00 alle 20:00.

Il dott. Gugliemi ci racconta che “mai come questo periodo ho conosciuto ogni angolo del territorio. Abbiamo percorso in lungo e in largo la provincia: da Calendasco fino a Bobbio e a Pecoraro, da Morfasso a Vallera, fino a Caselvetro e Pianello.”

Le unità vengono attivate una volta che il medico di famiglia ha effettuato un triage telefonico, solo allora le unità vengono inviate al domicilio del paziente, naturalmente provvisti di tutti i dispositivi di protezione individuale forniti direttamente dalla regione.

Le persone ci attendono come si attende la sentenza per la pena capitale. L’attesa è fatta di ansia e di pensieri inquietanti. La presenza a domicilio è già una prima curaIn questo periodo visitiamo 15/16 pazienti al giorno quando va bene. Spesso ne vediamo molti di più.” e aggiunge “faccio il medico da tre anni e mezzo però di pazienti che stanno così male di colpo, oppure fanno fatica a fare un piano di scale non ne ho mai visti. Un momento sembrano respirare bene; in realtà respirano malissimo“.

Per fare la diagnosi, possiamo sottoporli a ecografia polmonare – il dott. Guglielmi spiega che è uno strumento molto utile – perché se la polmonite è nelle fasi iniziali, la lastra potrebbe anche risultare negativa mentre l’ecografia può rivelare se c’è un danno ai polmoni.” Questo ci fa capire quanto sia importante dotare di strumenti le USCA.

Perchè sono importanti

Le USCA  garantiscono una migliore assistenza a domicilio: dopo attenta valutazione e coordinandosi con il MMG seguono il percorso della malattia lasciando la persona nel proprio domicilio. Sempre in accordo con il medico di famiglia, a cui devono far riferimento, potranno anche prescrivere farmaci, compresi quelli che fanno parte delle terapie sperimentali contro il Covid-19.

Racconta Matteo Guglielmi “Abbiamo circa 250 segnalazioni al giorno e 250 visite al giorno. Questo permette alle persone di rimanere a casa il più possibile.

Fondamentalmente il problema del covid 19 è un problema socio assistenziale.

Restare a casa e assistiti evita di riempire gli ospedali o di saturare le terapie intensive e garantisce il normale svolgimento delle attività mediche, ad esempio la prevenzione, curare le persone con tumore o con malattie croniche e rare; inoltre il medico di Medicina Generale è oberato di lavoro in questo momento.

Il medico di Medicina Generale lavora in media 12 ore al giorno e riceve moltissime chiamate e in questo momento è coinvolto nella campagna vaccinale.

Infine, molto del loro tempo è impiegato a passaggi burocratici. 

Il lavoro delle USCA diventa importante per aiutare il MMG a svolgere il suo lavoro.

Noi possiamo andare a vedere un paziente 1/2/3/4 volte.

Sentiamo tutti i giorni i MMG anche più volte. Quando andiamo a vedere un paziente, chiamiamo il suo medico di famiglia anche perché lui è fondamentalmente il referente e resta responsabile della cura. Abbiamo un dialogo diretto però quello che è il monitoraggio e il post intervento è sempre del medico di famiglia”.

Il lavoro è intenso e quando arriva “La fine del turno è quasi una liberazione. Si torna alla centrale operativa, la macchina viene sanificata e iniziamo la decontaminazione: togliamo la tuta, puliamo le scarpe e torniamo a respirare

Cosa si impara da questa esperienza?

Anche da un’esperienza così difficile, dura, gravosa si apprende. Si apprende perchè si lavora con professionalità e competenze diverse. Si apprende che la fatica e i sacrifici sono affrontabili quando tutti hanno lo stesso obiettivo:giovani medici, specializzandi, infermieri, personale in pensione e volontari. Si apprende quando la collaborazione e la comunicazione è una risorsa importante tra servizi territoriali e ospedale. Si apprende che le emozioni fanno parte della vita personale e professionale.

Quella che ho vissuto – racconta Matteo Guglielmi – è stata un’esperienza impegnativa a livello professionale, ma allo stesso tempo di grande e bella condivisione con i vari professionisti impegnati, provenienti da realtà diverse: dai neolaureati, agli specialisti, a noi della continuità assistenziale, ad alcuni medici di famiglia, tutti si sono messi a disposizione. Complessivamente abbiamo visitato circa 3.500 pazienti (si riferisce alla prima ondata della pandemia), girando in lungo e in largo tutta la nostra provincia: è stato particolarmente toccante vedere tante persone in difficoltà, percepire la loro preoccupazione e la ricerca di una parola di conforto o di incoraggiamento. Noi ci siamo dati da fare con l’obiettivo di intercettare i malati il prima possibile; andando casa per casa è stato possibile realizzare uno screening molto più grande, iniziando una terapia e seguendo nel tempo i pazienti, consentendo così di evitare alcuni ricoveri(tratto dal sito://www.ordinemedici.piacenza.it/news/emozioni-virali-in-un-libro-le-voci-dalla-pandemia-le-testimonianze-di-4-medici-piacentini/).

E’ stata un “Esperienza impegnativa anche a livello personale. In molti momenti mi sono sentito impotente. Come se tutti gli anni passati sui libri e studiare si fossero rivelati d’un tratto inutili, e non fosse possibile aiutare una persona che ha questa malattia, imprevedibile e dolorosa come non ne ho mai conosciuta“.

Da questa esperienza ho imparato che ci vuole formazione, ci vuole strumentazione e ci vuole presenza sul territorio: queste sono le cose che mi porto a casa… Vorrei fare il medico di Medicina Generale e spero che si smuova qualcosa dopo questo periodo. Penso che il medico di famiglia sia comunque il cardine del lavoro di cura nel territorio, c’è però necessità di sburocratizzare il loro lavoro: meno burocrazia, più relazione, più cura“.

Termino l’intervista sentendo profonda gratitudine per il lavoro svolto in questi mesi dal dott. Guglielmi e per tutti quelli che non ho conosciuto se non attraverso il suo racconto.

Nella foto il dott Matteo Guglielmi con una sua collega

PER APPROFONDIRE: 

Coronavirus. In Gazzetta il decreto legge per il potenziamento del Ssn: 845 milioni per il 2020 per arruolamento personale sanitario e acquisto apparecchiature:https://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=82341

USCA_Emilia-Romagna: https://salute.regione.emilia-romagna.it/normativa-e-documentazione/linee-di-indirizzo/usca/istituzione-unita-speciali-di-continuita-assistenziale-4.pdf

Coronavirus. La sfida delle Unità speciali di continuità assistenziale: http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=83048

Cure-al-domicilio-per-i-pazienti-covid-19-in-emilia-romagna-sono-attive-81-unita-speciali-di-continuità:https://salute.regione.emilia-romagna.it/notizie/regione/2020/maggio/cure-al-domicilio-per-i-pazienti-covid-19-in-emilia-romagna-sono-attive-81-unita-speciali-di-continuit

Medici-casa-per-casa:https://www.ordinemedici.piacenza.it/wp-content/uploads/2020/05/medici-casa-per-casa.pdf

Un contagio positivo è possibile:https://www.cittadinanzattiva-er.it/un-contagio-positivo-e-possibile/

Lotta al Covid una squadra USCA arriva anche a Cerignale: https://www.liberta.it/news/cronaca/2020/11/26/lotta-al-covid-una-squadra-usca-arriva-anche-a-cerignale/

Le USCA all’opera sulla sindrome post-covid:https://www.ordinemedici.piacenza.it/wp-content/uploads/2020/07/le-usca-allopera.pdf

MMG:http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=89786&fr=n

A bordo delle unità speciali anti-covid: “Paura? Un po’ si, ma i pazienti non saranno mai soli”: https://youmedia.fanpage.it/video/al/X7kzE-SweoYBxTSO

Bologna, dentro l’ospedale convertito Covid: “Non ci aspettavamo una seconda ondata così forte”:https://youmedia.fanpage.it/video/aa/X67ZP-Swu0kgSTBg

Nella terapia intensiva dell’Ospedale di Bologna: “Chi dice che il Covid non esiste venga qui”: https://youmedia.fanpage.it/video/aa/X5smc-SwSe_CyGFK

 


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