di Umberto Lavorata

La transizione ecologica rappresenta una delle principali sfide del nostro tempo. Raggiungere gli obiettivi climatici significa certamente investire in innovazione tecnologica e nuove politiche pubbliche, ma significa anche costruire consenso, coinvolgere le comunità e rafforzare la fiducia tra cittadini/e e istituzioni. Negli ultimi anni, la ricerca internazionale ha evidenziato come la partecipazione possa contribuire a rendere le politiche ambientali più efficaci, più condivise e maggiormente radicate nei territori. Anche l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) riconosce il valore dei processi deliberativi e del coinvolgimento delle comunità locali per affrontare la crisi climatica. È proprio da queste considerazioni che nasce la ricerca di dottorato The Political Economy of Climate Neutrality: Building a “Green Consensus” with New Models of Deliberative and Participatory Democracy, discussa da Umberto Lavorata presso l’Università di Bologna il 3 giugno 2025. L’obiettivo della ricerca è stato capire se e in che modo strumenti di democrazia partecipativa possano favorire un cambiamento nelle preferenze dei/delle cittadini/e e contribuire alla costruzione di un consenso condiviso sulla transizione ecologica.

La partecipazione come strumento di cambiamento

La ricerca ha adottato un approccio di action research, utilizzando il metodo del World Café, un percorso di dialogo strutturato che permette ai/alle partecipanti di confrontarsi in piccoli gruppi, condividere esperienze, individuare criticità e costruire insieme possibili soluzioni. L’attività sul campo si è svolta in quattro contesti territoriali differenti: Bologna e Cosenza, come realtà urbane, e Gazzola (Piacenza) e Santa Caterina dello Ionio (Catanzaro), come aree rurali e interne. I temi affrontati sono stati: raccolta differenziata, aree verdi urbane ed energie rinnovabili. Complessivamente hanno partecipato 58 persone.

Il ruolo fondamentale delle organizzazioni civiche

Uno degli elementi più significativi emersi durante la ricerca riguarda il contributo delle organizzazioni della società civile. La collaborazione con Cittadinanzattiva Emilia-Romagna è stata determinante per l’avvio delle attività sul campo, facilitando il dialogo con il territorio e creando le condizioni per una partecipazione concreta dei/delle cittadini/e. Questa esperienza conferma un aspetto spesso sottovalutato: la partecipazione non nasce spontaneamente. Richiede soggetti capaci di costruire relazioni di fiducia, coinvolgere persone diverse e creare spazi di confronto aperti e inclusivi. In questo senso, associazioni come Cittadinanzattiva svolgono una funzione essenziale, contribuendo a trasformare le persone da destinatare delle politiche pubbliche a protagoniste dei processi decisionali.Il ruolo fondamentale delle organizzazioni civiche

Cosa insegna la ricerca

I risultati mostrano che esperienze partecipative anche di dimensioni contenute possono produrre effetti importanti. Il confronto tra cittadini/e ha favorito una maggiore consapevolezza delle problematiche ambientali, ha rafforzato la percezione della responsabilità condivisa e, in alcuni casi, ha contribuito a modificare le preferenze individuali rispetto ai temi della sostenibilità. Allo stesso tempo, il World Café ha favorito la nascita di nuove relazioni e reti di collaborazione, generando idee e proposte costruite collettivamente. Naturalmente, un singolo incontro partecipativo non è sufficiente a risolvere problemi complessi come il cambiamento climatico. Tuttavia, la ricerca evidenzia come questi strumenti possano rafforzare la qualità della democrazia locale, aumentare il senso di appartenenza alle comunità e favorire un maggiore coinvolgimento dei cittadini nelle scelte che riguardano il futuro dei territori.

Una prospettiva per il futuro

Le trasformazioni richieste dalla transizione ecologica non possono essere imposte esclusivamente dall’alto. Hanno bisogno di processi capaci di ascoltare i territori, valorizzare le competenze diffuse e costruire consenso attraverso il dialogo. In questa prospettiva, la collaborazione tra università, associazioni, amministrazioni locali e cittadini/e rappresenta una risorsa strategica. La ricerca conferma che investire nella partecipazione significa investire non solo in politiche ambientali più efficaci, ma anche in comunità più consapevoli, più resilienti e più capaci di affrontare insieme le sfide del cambiamento climatico.

 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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