Anche quest’anno il Rapporto PIT realizzato da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del Malato torna ad accendere i riflettori sullo stato della sanità pubblica in Italia.

Il report, giunto alla XX edizione e realizzato con il sostegno non condizionato di IPASVI, FNOMCeO e FOFI, ha elaborato 24.860 segnalazioni raccolte nel 2016 nelle oltre 120 sedi del Tribunale per i diritti del Malato sparse in tutta Italia, mettendo in evidenza le criticità riscontrate dai cittadini nel momento in cui accedono alle prestazioni garantite dal servizio sanitario pubblico.

Poco meno di un terzo delle segnalazioni riguarda problematicità legate a ritardi, eccesso di burocrazia e costi; ad essere al centro del mirino sono, innanzitutto, liste d’attesa, ma anche ticket ed esenzioni, le prime con un dato stabile al 54,1%, le seconde con un aumento dal 30,5% del 2015 al 37,5% del 2016.

“I cittadini non ce la fanno più ad aspettare e a metter mano al portafoglio per curarsi; anche le vie dell’intramoenia e del privato sono diventate insostenibili. Serve più Servizio Sanitario Pubblico, più accessibile, efficiente e tempestivo”. Tonino Aceti, Coordinatore nazionale Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva, prosegue così: “E dalla legge di bilancio arrivano pochi e deboli segnali: se da una parte si comincia a metter mano al superticket, anche a seguito di una nostra battaglia, seppur in maniera insufficiente, dall’altra sul finanziamento del SSN arrivano segnali pericolosi che fanno intravedere il rischio di un suo forte depotenziamento. E ancora, a fronte di dimissioni ospedaliere sempre più anticipate e problematiche, la rete dei servizi socio-sanitari territoriali non è in grado di dare risposte alle persone in condizioni di “fragilità”, come gli anziani soli, le persone non autosufficienti o con cronicità, quelle con sofferenza mentale. È anche per questo che le famiglie fanno sempre più affidamento sui benefici economici derivanti da invalidità civile e accompagnamento. Ma incontrano anche qui difficoltà di accesso crescenti”.

Per quanto riguarda le liste d’attesa, i cittadini segnalano soprattutto tempi lunghi per accedere alle visite specialistiche, in misura di un valore che passa dal 34,3% del 2015 al 40,3% del 2016. Seguono, con il 28,1% delle segnalazioni (era il 35,3% nel 2015), i lunghi tempi per gli interventi chirurgici; al terzo posto le liste di attesa per gli esami diagnostici (dal 25,5% 2015 al 26,4% del 2016).

Dati liste d'attesa sanità pubblica 2017

Il 37,4% denuncia i costi elevati della sanità pubblica e gli aumenti relativi ai ticket per la diagnostica e la specialistica, mentre il 31% esprime disagio rispetto ai casi di mancata esenzione dal ticket (in aumento, rispetto al 24,5% del 2015). I cittadini denunciano come insostenibili anche i costi da sostenere per farmaci, intramoenia, RSA e protesi ed ausili.

Come viene valutato il rapporto con il proprio medico di base? Quasi un cittadino su tre (30,5%) segnala problemi con l’assistenza primaria di base, soprattutto per rifiuto di prescrizioni da parte del medico (anche per effetto del decreto appropriatezza) e per l’inadeguatezza degli orari dello studio del medico di base. In seconda battuta, il 16,6% ha difficoltà all’interno delle strutture residenziali come RSA e lungodegenze, a causa dei costi eccessivi della degenza, della scarsa assistenza medico-infermieristica e delle lunghe liste di attesa per l’accesso alle strutture.

Emergono criticità anche per quanto riguarda l’assistenza nei casi di emergenza, di cui si lamentano in particolare procedure di triage non trasparenti (42,9%) e lunghe attese al pronto soccorso (40,5%). In tema di ricoveri, i cittadini denunciano spesso di vedersi rifiutato il ricovero (34,5%), o che lo stesso è avvenuto in un reparto inadeguato (21,4%) e ancora la mancanza di reparti e servizi (7,2%). Il 58,8% reputa improprie le dimissioni, il 29,2% ha difficoltà ad essere preso in carico dal territorio dopo la dimissione.

In lieve diminuzione, invece, le segnalazioni su casi di presunta malpractice e sicurezza delle strutture: nel 2016 arrivano al 13,3% rispetto al 14,6% del 2015. La voce più rappresentata (47,9%) è quella dei presunti errori diagnostici e terapeutici, con alcune aree critiche, come le diagnosi in ambito oncologico (19%), ortopedico (16,4%), ginecologico ed ostetrico (12,4%); per la terapia, l’ortopedia (20,3%), la chirurgia generale (13,4%) e la ginecologia ed ostetricia (12,1%).

Sulla base di queste evidenze, cosa propone Cittadinanzattiva per migliorare lo stato di salute della sanità pubblica e dare risposta alle disuguaglianze segnalate? Oltre a rafforzare gli interventi nell’ambito delle politiche sociali e attuare il Piano Nazionale della Cronicità, Tonino Aceti sottolinea come sia importante “rilanciare gli investimenti sul SSN in termini di risorse economiche, di interventi strutturali per ammodernamento tecnologico ed edilizia sanitaria, nonché sul personale sanitario” e attuare una “strategia nazionale nuova per governare tempi di attesa ed intramoenia, alleggerire il peso dei ticket e revisionare la disciplina che li regola tenendo conto anche dei cambiamenti sociali e dell’alto tasso di rinuncia alle cure.”

Se volete saperne di più, scaricate qui il Rapporto PIT con la sintesi dei principali risultati.
Per quanto riguarda l’Emilia-Romagna, ne approfittiamo per segnalarvi che sulla base delle 800 segnalazioni raccolte, si sono evidenziate le problematiche riassunte nel grafico sottostante; presto saremo in grado di fornirvi anche i dettagli emersi nelle singole province.

Emilia-Romagna dati sanità pubblica 2017