Sei morti sospette in meno di un mese negli ospedali calabresi. Negli stessi giorni, nella vicina Sicilia, un giovane muore dissanguato, in seguito ad un incidente stradale, perchè la sala operatoria del suo paese è chiusa e il trasporto nell’ospedale più vicino, a 50 km, gli costa la vita. Due situazioni diverse, certo, ma che esigono una risposta da parte dei cittadini.
In Sicilia il governatore Lombardo e l’assessore regionale Russo hanno avviato una opera di riorganizzazione sanitaria e della rete ospedaliera, che in parte condividiamo. Parlo della lotta agli sprechi, ai baronati, anche alle strutture inutili. Ma i tagli non devono mai provocare danni per i cittadini. È impensabile che si voglia chiudere un ospedale senza rendersi conto che 50 km, senza un servizio di emergenza efficiente e tempestivo, possono costare la vita ad una persona, come è accaduto al 23enne di Mazzarino.

In Calabria si assiste ormai da alcuni anni ad una serie di morti per conclamata o sospetta malasanità e, in questi anni, purtroppo, sembra che non sia cambiato nulla al punto che la mamma di Federica Monteleone, la sedicenne entrata in coma nel gennaio del 2007 mentre veniva sottoposta ad un’operazione di appendicite nell’ospedale di Vibo Valentia e deceduta una settimana dopo in quello di Cosenza, chiede di “fermare questo sterminio”, prima che “in Calabria si contino più vittime di malasanità di quante non ne abbia fatte il terremoto d’Abruzzo”. Parole dure ma che ci dicono una cosa: i cittadini non possono attendere e chiedono risposte rapide e precise.

Come Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato chiediamo indagini interne, con rappresentanti del Ministero e dei cittadini, e vogliamo che le conclusioni siano pubbliche. Siamo stanchi di commissioni di inchiesta nominate solo per fare un pò di scena. E stanchi di processi che durano anni finchè i reati vanno in prescrizione. Ci saranno anche quelli. Ma ora vogliamo che ci dicano esattamente chi, quando e come è entrato nella catena di responsabilità nella morte di quelle persone. Vogliamo sapere chi e cosa non ha funzionato. E vedere che, oltre alla condanna degli eventuali responsabili, si proceda ad eliminare i “guasti” o le disorganizzazioni che hanno causato le tragedie.

Teresa Petrangolini
Segretario generale di Cittadinanzattiva

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