a cura di MV. S.

Un amicizia che dura nel tempo

Caterina vive in un’altra città e da due anni non ero andata a trovarla a causa della distanza.

Caterina la conosco da molto tempo ed ero a conoscenza che l’Alzheimer del marito aveva peggiorato la vita di entrambi. 

Giorgio, era il più bello del gruppo di amici, sempre elegante, amatissimo dai suoi allievi del liceo dove insegnava latino e greco.  Entro in casa e lo trovo seduto su una poltrona, non mi riconosce ma mi sorride e gli stringo le mani.
Caterina mi ringrazia per i dolci che ho portato e mi dice che è un regalo molto gradito perché lui è in grado di mangiarli. “Ma a te piacciono? chiedo. “ “Si, risponde, ma deve mangiarli lui perché di solito mangia poco.

I cambiamenti nella vita di Caterina e Giulio

Mi guardo intorno e vedo tanti cambiamenti, le tre scale per entrare in camera da letto non ci sono più, le aperture tra le stanze sono più larghe, il bagno ampliato. 

Cos’ è successo?” chiedo a Caterina.

Con tranquillità risponde che ha dovuto adattare tutta la casa alle nuove esigenze di vita di Giorgio, per lui anche un solo scalino è un dramma, poi sono necessari spazi maggiori per manovrare la carrozzina.

La casa al mare venduta?” penso molto turbata. Con intenso dispiacere rivedo la bella casa sul mare, ho quasi le lacrime agli occhi. Conosco quella casa, era il rifugio perfetto ed era il sogno atteso e realizzato. Volevano trasferirsi in quella casa dopo la pensione. Caterina mi spiega che la scelta  di vendere è stata dettata da alcune importanti necessità. In quella zona non esistono ospedali vicini, e non è facile avere assistenza.

 L’incontro con la burocrazia e i problemi economici
Caterina  mi racconta che anche in città dove abita ci sono stati problemi di assistenza per Giorgio: problemi con la Ausl. Le difficoltà incontrate sono tante, racconta Caterina: molteplici incontri presso la AUSL per le pratiche burocratiche, un impegno economico per poter essere sostituita a casa da persone esperte e per comprare il letto e l’aspiratore, perché i tempi erano lunghi per ottenerli.  Per pagare la ristrutturazione e garantire presidi e assistenza, continua Caterina, ho venduto la casa al mare: il sogno di una vita.

 

Conciliare la cura e la propria libertà è possibile?

Perché non ti fai sostituire di più?  Perché non lo inserisci in una struttura specializzata per essere più libera?” Le chiedo quasi mancasse a me l’aria della libertà identificandomi con lei. 

Lo faccio solo quando è indispensabile”, mi risponde con semplicità, perché i medici sono concordi nel dirmi che finché Giorgio conserva un poco di sensibilità agli stimoli esterni può soffrire molto e peggiorare se inserito in una struttura diversa da casa. La mancanza di riferimenti sperimentati e la mancanza  della stessa persona che si occupa di lui è nociva per la sua mente.  Sino a quando Giorgio mi riconosce resterà a casa con me”. 

E allora non puoi uscire mai?” Le chiedo sempre più in ansia per lei, per la sua vita, per il suo benessere.

Si qualche volta esco.” Posso quando viene sua sorella che abita lontano, specifica Caterina. Giorgio forse si ricorda ancora di lei. Quando viene la sorella ne approfitto per andare dalla parrucchiera, e due volte sono andata anche al cinema! – mi dice con enfasi – al cinema sono andata da sola perché devo conciliare la venuta della sorella e lo stato di salute sempre precario di Giorgio. Poter uscire con le amiche è difficile: i tempi non coincidono mai. E poi, Caterina abbassa il tono di voce come se mi rivelasse una confidenza, mi comunica uno strappo alle regole di cura che si è data. L’ultimo dell’anno,  poco prima di mezzanotte, Giorgio dormiva, sono uscita da sola verso la piazza qui vicino. C’era la festa, c’era aria di festa. Ho assistito allo spettacolo organizzato dal comune. Mi sono immersa tra la gente è stato un bagno di energia, ho respirato la libertà. Alle 12,30 ero già a casa.  La sensazione era quella di essermi allontanata tanto, ma per me è stato positivo, ho iniziato l’anno nuovo con più forza.
La guardo ammirata per la sua dedizione al marito da anni, e le chiedo salutandola quasi timorosa della sua risposta: “Caterina…e la tua vita oltre Giorgio? “, mi risponde “Vivere per lui, anche questa è Vita”.

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