a cura di Walther Orsi e Anna Baldini
Dopo un periodo di riflessione, abbiamo pensato che possa essere utile riprendere la pubblicazione delle newsletter. Per dare continuità al nostro impegno in Cittadinanzattiva, nell’ambito del Progetto “Buone Pratiche Sociali”, facciamo riferimento ad alcune parole chiave che abbiamo citato qui di seguito.
Le buone pratiche sociali dei cittadini per rispondere alla crisi di senso ed i processi innovativi delle buone pratiche sociali
Tutti i giorni siamo bombardati dai messaggi su una crisi che condiziona sempre di più la nostra vita. Tale crisi non può essere intesa solo in termini economici e di welfare, ma si caratterizza anche come crisi di senso. È andato in crisi, infatti, il paradigma dominante centrato sulla logica di un continuo sviluppo economico e di un welfare dipendente da esso. Tali sistemi non riescono più a rispondere adeguatamente alle nuove sfide, relative alle profonde trasformazioni della società globalizzata, in una situazione di risorse economiche limitate.
Alcuni problemi emergenti (dal lavoro per i giovani alle situazioni di fragilità e cronicità, dall’immigrazione alle nuove dipendenze) richiedono nuovi modelli culturali ed operativi. In particolare, si assiste ad una profonda trasformazione della domanda rivolta al mercato e ai servizi socio-sanitari¸ che si caratterizza non solo in termini di assistenza e di tutela della salute, ma anche di promozione della qualità della vita. Vale la pena ricordare che circa 6 milioni di cittadini in Italia sono in condizione di povertà assoluta e tanti rinunciano alle cure sanitarie. Questa domanda non chiama in causa solo la rete dei servizi di welfare, ma richiede anche una responsabilizzazione dei cittadini ed una forte alleanza fra istituzioni, servizi, terzo settore, imprese, famiglie e persone.
Questa crisi rappresenta quindi anche l’occasione per inventare e costruire nuovi scenari in cui lo sviluppo vada inteso in senso globale (economico, sociale, culturale ed etico) e si proponga di essere equo nella distribuzione delle risorse e sostenibile a livello socio-ambientale. In tale prospettiva i cittadini non possono svolgere solo un ruolo di utenti/pazienti/consumatori di beni e servizi, ma vanno considerati come imprenditori di welfare, attraverso la promozione di buone pratiche sociali. Esse non vanno confuse con le buone prassi, o le buone pratiche professionali. Si fa riferimento a stili e comportamenti innovativi, orientati al miglioramento della qualità della vita, realizzati individualmente e in modo collettivo, che vedono protagonisti i cittadini.
Il valore aggiunto dell’innovazione sociale partecipata
Le buone pratiche sociali hanno la capacità di produrre beni relazionali e capitale sociale e quindi di apportare un vero e proprio valore aggiunto alla comunità locale in termini di innovazione sociale partecipata [1]. Essa rappresenta la capacità delle persone e delle organizzazioni di elaborare e di arricchire di nuovo senso le relazioni, nell’ambito di un rapporto attivo e positivo con l’ambiente e la società finalizzato alla promozione di qualità della vita. Si fa riferimento ad uno scenario in cui lo sviluppo non viene inteso solo in termini economici e le buone pratiche sociali rappresentano una componente attiva dello sviluppo stesso. Ne emerge un altro welfare in grado di trasformare i bisogni sociali insoddisfatti in esperienze generative di innovazione sociale, ma anche ad un sistema economico e delle imprese che può svolgere un ruolo importante nella promozione di benessere. Nell’ambito di questo sistema di welfare assume un ruolo fondamentale il cittadino, come esperto e imprenditore di qualità della vita, in grado di sviluppare un approccio abilitante teso a valorizzare le competenze, le risorse, le capacità progettuali e di invenzione sociale delle persone, dei gruppi informali e della comunità.
1. Cfr: Orsi W., Progettare insieme la qualità della vita – Il cittadino protagonista di un’altra globalizzazione, FrancoAngeli, Milano, 2003;
Orsi W., Ciarrocchi R.A., Lupi G., Qualità della vita e innovazione sociale, FrancoAngeli, Milano, 2009.
La mission di Cittadinanzattiva
In tale scenario assume sempre più rilevanza la Mission di Cittadinanzattiva come:
Ambito di promozione della partecipazione e del senso civico
Luogo di comunicazione e condivisione di esperienze, buone pratiche sociali, idee e progetti per il benessere, la salute, l’inclusione sociale la qualità della vita
Laboratorio di produzione di capitale sociale (sviluppo e rigenerazione di reti, fiducia, valori etici)
Antenna della comunità per la rilevazione di bisogni, problemi, risorse, disponibilità dei cittadini
Sede di progettazione sociale per una imprenditorialità diffusa orientata allo sviluppo del territorio e al miglioramento della qualità della vita nella comunità
Ponte di collegamento fra cittadini, imprese e istituzioni.
Il tesoro nascosto delle buone pratiche sociali dei cittadini
Cittadinanzattiva Emilia Romagna ha sviluppato un progetto di ricerca-intervento, nel territorio bolognese, teso a rappresentare la specifica identità delle “buone pratiche sociali” per il miglioramento della qualità della vita che hanno come protagonisti i singoli cittadini ed i gruppi informali. Attraverso la ricerca si è cercato di dare voce alle persone che, con grande impegno e senza il clamore dei mass media, ogni giorno sviluppano azioni sociali per il bene della comunità.
La ricerca ha fatto emergere un tesoro nascosto di esperienze e progetti che riguardano molteplici ambiti operativi: dalla cura e manutenzione di parchi ed aree verdi alla rimozione di scritte sui muri e riqualificazione di aree urbane, dall’insegnamento dell’italiano agli stranieri, alla valorizzazione del ruolo delle biblioteche, dal co-housing ad attività di animazione e socializzazione, dallo sviluppo di aree di interazione tra persone ed animali, alla promozione dei diritti dei cittadini, dallo sviluppo di interventi culturali alla cura del territorio e alla prevenzione di disastri ambientali.
Dalle narrazione dei cittadini è stato possibile scoprire le principali motivazioni a cui essi fanno riferimento: la volontà di promuovere senso civico, la responsabilità sociale per curare non solo la propria casa, ma anche la casa comune del territorio, il divertimento a fare un lavoro insieme, il piacere dei risultati ottenuti e delle valutazioni positive degli altri cittadini, il ritorno economico vantaggioso per i commercianti della zona in cui si è svolta l’attività di riqualificazione.
E’ emerso un valore aggiunto in termini di innovazione sociale partecipata che questa particolare forma di cittadinanza attiva ha messo in campo. I protagonisti delle buone patiche sociali vanno oltre la lamentela, la protesta, la segnalazione del problema perché si rimboccano le maniche e cercano di dare risposta concreta ad esso. Il cittadino attivo sviluppa relazioni di aiuto delle persone in difficoltà e di cura del territorio, ma si propone anche di rispondere ai propri bisogni. Tali relazioni tendono a sviluppare alleanze che durano nel tempo e vanno oltre i termini temporali del progetto. Le buone pratiche sociali non fanno riferimento a prodotti e servizi standardizzati, ma mettono in campo la progettualità e l’intelligenza collettiva dei cittadini; esse rappresentano un vero e proprio capitale di invenzione sociale.
La ricerca è servita anche per scoprire la ricchezza delle risorse fornite dai singoli cittadini in termini di tempo, competenze, conoscenze, relazioni, creatività, disponibilità a collaborare e a migliorare il rapporto con le istituzioni. A questo proposito il Comune di Bologna ed i Quartieri hanno dato un contributo fondamentale, soprattutto attraverso lo strumento dei patti di collaborazione.
Sono emersi anche alcuni nodi problematici relativi alla continuità dei progetti, alla comunicazione e socializzazione delle esperienze. È emerso anche il rischio di un isolamento e di uno scoraggiamento delle persone e quindi di una interruzione delle attività. Il rapporto con le istituzioni ha messo in evidenza il nodo della burocrazia che a volte sembra non avere senso e si manifesta nello scarso ascolto del cittadino, nei tempi lunghi delle risposte da parte dell’ente locale, nelle difficoltà di trovare un linguaggio comune e di sviluppare una vera co-progettazione.
La ricerca ha consentito anche di comprendere meglio l’identità del cittadino attivo che tende a caratterizzarsi non solo come volontario, ma anche come testimone culturale, promotore di inclusione sociale, antenna per la rilevazione di nuovi bisogni, attore politico. È un cittadino che induce a sviluppare comportamenti imitativi, promuovendo le risorse delle persone, non si adatta ad essere un esecutore di funzioni, ma in modo autonomo vuole valorizzare la propria creatività e capacità progettuale.
Le buone pratiche sociali trasformano le problematiche in opportunità
L’esperienza maturata da Cittadinanzattiva Emilia Romagna, attraverso il sito, le Newsletter, i social, i seminari, tende a fa emergere la capacità delle buone pratiche sociali di rilevare precocemente determinati bisogni sociali, ma anche di promuovere un ribaltamento di senso che trasforma tali problematiche in opportunità di miglioramento del benessere delle persone e della qualità della vita delle comunità.
I modelli culturali ed operativi più diffusi a cui oggi si fa riferimento tendono invece a sviluppare una pressione crescente sul sistema di welfare ed un sovraccarico sulle istituzioni pubbliche. Tali modelli oltre ad essere insostenibili a livello economico ed organizzativo, non si propongono di valorizzare le nuove opportunità emergenti. Le buone pratiche sociali hanno il merito appunto di valorizzare tali opportunità. Si propongono infatti di potenziare gli interventi preventivi, tesi a rimuovere le cause dei problemi, dei disagi, dei conflitti, delle fragilità, delle solitudini, delle povertà, ma anche di promuovere tutte le azioni dei cittadini per il benessere e la qualità della vita, la sostenibilità dell’ambiente e del territorio.
Alcune aree emergenti delle buone pratiche sociali
Per quanto riguarda la cultura e lo sport alcune buone pratiche sociali mettono in evidenza il bisogno dei cittadini di non essere solo spettatori, tifosi consumatori, ma di volere assumere il ruolo di protagonisti ed ideatori di eventi culturali e sportivi.
Per quanto riguarda la solitudine e la fragilità alcune buone pratiche sociali mettono in evidenza il bisogno dei cittadini di andare oltre il ruolo di utenti, pazienti, fruitori passivi di servizi, per valorizzare le risorse, le reti relazionali, le competenze, le conoscenze maturate nella vita dalle persone sole e fragili.
Per quanto riguarda la cura dell’ambiente alcune buone pratiche sociali mettono in evidenza il bisogno dei cittadini di andare oltre il ruolo di spettatori del degrado ambientale e urbano, dei cambiamenti climatici, del dissesto idrogeologico, per essere protagonisti di azioni concrete di cura e miglioramento dell’ambiente di vita.
La cura del territorio diventa una nuova opportunità per attivare altri stili di vita, per sviluppare un diverso modello di sviluppo, per promuovere un’economia circolare e sostenibile.
Per quanto riguarda l’emergenza educativa, alcune buone pratiche sociali mettono in evidenza il bisogno dei cittadini di andare oltre il ruolo di spettatori passivi del disagio e della devianza giovanile, per essere attori di nuove forme di comunicazione intergenerazionale, per promuovere un’alleanza educativa. La comunità educante diventa l’occasione per combattere la solitudine dei genitori, l’isolamento e la delegittimazione degli insegnanti, per contrastare gli abbandoni scolastici, per prevenire gli episodi di violenza che coinvolgono i ragazzi.
Per quanto riguarda il turismo sostenibile alcune buone pratiche sociali mettono in evidenza il bisogno dei cittadini di uscire dal semplice ruolo di consumatori e fruitori di attività turistiche che contribuiscono ad aggravare il degrado dell’ambiente, dei luoghi di interesse culturale, naturale, storico, per essere ideatori di eventi e occasioni di incontro fra turisti ed attori sociali delle aree interne, di valorizzazione delle risorse del territorio. In questa prospettiva si aprono nuove opportunità per un’attività turistica intesa anche come impegno civile, cura dell’ambiente, formazione dei giovani, incontro con altre culture, ponte fra turisti e testimoni significativi dei luoghi visitati.
I giovani per dare speranza alle persone e salvare il pianeta
In questi ultimi anni si è focalizzato l’attenzione sulle problematiche che vedono coinvolti i giovani. Di fronte ad episodi che testimoniano un crescente disagio giovanile Cittadinanzattiva ritiene che sia necessario andare oltre la rilevazione delle cause e dei fattori di rischio di questa grave emergenza per scoprire anche il contributo positivo dei giovani in questa società, come protagonisti di buone pratiche sociali. A questo proposito è fondamentale promuovere un’altra narrazione che dia speranza e faccia emergere l’impegno quotidiano dei giovani in molti ambiti: da quello della protezione civile e della tutela dell’ambiente, alla prevenzione della solitudine e fragilità, dal turismo sostenibile ed inclusivo, alle attività culturali, ludiche, sportive. In particolare, si è cercato di valorizzare quelle molteplici esperienze innovative, inventate e realizzate dai giovani in occasione di determinate emergenze (recentemente in occasione delle alluvioni i giovani sono stati identificati come gli “angeli del fango”). Esse rappresentano le tante motivazioni, capacità, passioni che i giovani sono in grado di mettere in campo in una prospettiva di alleanza intergenerazionale.
Il Presidente Mattarella ha valorizzato questo impegno dei giovani attraverso l’iniziativa degli Alfieri della Repubblica. A questo proposito Cittadinanzattiva Emilia Romagna ha sviluppato un progetto e delle iniziative per la valorizzazione delle buone pratiche sociali che vedono protagonisti i giovani attraverso: ricerche , l’istituzione di un sito, l’organizzazione di focus group, di seminari, l’elaborazione di Newsletter: “l’individuazione del ruolo centrale dei giovani nella progettazione di buone pratiche sociali”, “I giovani, per dare speranza alle persone e salvare il pianeta”.
Consultando il sito è possibile individuare alcune buone pratiche sociali esemplificative in vari ambiti: socializzazione, cinema, cultura, turismo, sport, tutela dell’ambiente:
Graf San Donato,
Lo sport delle bocce per lo sviluppo intergenerazionale
I ragazzi del piccolo America portano il cinema nelle strade di Roma
Alla scoperta di Milano da casa
Gira la cartolina
Ripartire da zero, grazie alla solidarietà
Ecoregaz-Bo, Tutela igienica e informazioni ecologiche.
Il progetto ha messo in evidenza anche il ruolo centrale del Terzo settore che molto spesso ha sostenuto e dato continuità a diverse buone pratiche sociali progettate e gestite da giovani.
A questo proposito Cittadinanzattiva, insieme al Forum del Terzo settore dell’Emilia Romagna, ha organizzato diversi focus e gruppi di lavoro, con l’istituzione e la partecipazione attiva di un “Gruppo giovani”, per promuovere un’altra narrazione in cui i ragazzi non siano solo problemi, ma risorse della comunità.
foto da Pixabay ©Ben Kerckx






