Buone pratiche sociali: dalla crisi all’innovazione sociale partecipata

Come possono le buone pratiche sociali rispondere alla crisi economica, ma soprattutto a quella crisi “di senso”, che condiziona sempre di più la nostra vita? La realtà suggerisce che il sistema di welfare attuale non riesce più a rispondere adeguatamente alle nuove sfide che la società globalizzata impone, in un contesto di risorse economiche limitate. Alcuni problemi emergenti (dal lavoro per i giovani alle situazioni di fragilità e cronicità, dall’immigrazione alle nuove dipendenze) richiedono nuovi modelli culturali ed operativi. Una rivoluzione che interesserà anche i servizi socio-sanitari, deputati non solo all’assistenza e alla tutela della salute, ma anche alla promozione della qualità della vita.

Cittadinanzattiva accoglie il progetto

Lo studio delle buone pratiche sociali è al centro del progetto che il sociologo Walther Orsi ha pensato di realizzare con il coinvolgimento di Cittadinanzattiva, associazione la cui mission è legata alla valorizzazione del ruolo attivo di ogni cittadino. Da semppre Cittadinanzattiva, captando bisogni, problemi, risorse e disponibilità dei cittadini, accoglie e dà visibilità a buone pratiche sociali, idee e progetti per il benessere, la salute, l’inclusione sociale e la qualità della vita, con l’obiettivo di divenire un punto di congiunzione importante fra cittadini, imprese e istituzioni.

Il nuovo ruolo dei cittadini

In tale prospettiva i cittadini non possono svolgere un mero ruolo di utenti/pazienti/consumatori di beni e servizi, ma vanno considerati come i principali imprenditori di welfare. Per affrontare le nuove sfide è necessaria una profonda innovazione, non solo di tipo tecnologico ed organizzativo: ci vuole un’innovazione partecipata che preveda il coinvolgimento attivo dei cittadini come protagonisti della promozione di benessere, salute, inclusione sociale, qualità della vita.

Che cosa sono le buone pratiche sociali?

Le buone pratiche sociali non vanno confuse con le buone prassi, o le buone pratiche professionali; si tratta, piuttosto, di stili e comportamenti innovativi, orientati al miglioramento della qualità della vita, realizzati in modo collettivo, che vedono protagonisti i cittadini, con il sostegno di reti di comunità, associazioni, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, ma anche di istituzioni e servizi pubblici. In particolare le buone pratiche sociali hanno la capacità di produrre beni relazionali e capitale sociale e quindi di apportare un vero e proprio valore aggiunto alla comunità locale in termini di innovazione sociale partecipata. In questo nuovo scenario si fa riferimento ad un altro welfare in grado di trasformare i bisogni sociali insoddisfatti in esperienze generative di miglioramento della qualità della vita, ma anche ad un sistema economico e a delle imprese che possono svolgere un ruolo importante nella promozione di benessere.

L’obiettivo del progetto

In che modo le buone pratiche sociali sono in grado di generare innovazione sociale partecipata? Cittadinanzattiva, accogliendo la proposta metodologica di Walther Orsi, ha provato a individuare i criteri per la definizione di un campione di buone pratiche sociali.

Queste le fasi principali del progetto:
1. elaborare una scheda tesa a rappresentare le buone pratiche sociali;
2. contattare i responsabili delle buone pratiche sociali selezionate ed inviare delle schede per la loro compilazione;
3. recuperare le schede compilate ed elaborazione di un quadro sintetico teso a rappresentare le buone pratiche esaminate;
4. organizzare un Focus Group con i responsabili delle buone pratiche sociali, teso ad individuare le metodologie operative e gli indicatori di misurazione della capacità innovativa delle buone pratiche sociali;
5. elaborare un report conclusivo del progetto;
6. promuovere un evento, organizzato da Cittadinanzattiva e con il coinvolgimento dei mass media, per dare evidenza ai risultati del progetto.

I risultati attesi 

Il progetto si propone di realizzare i seguenti risultati:
• rappresentare gli elementi e le metodologie operative che caratterizzano in termini innovativi una buona pratica sociale;
• individuare i principali indicatori che misurano la capacità di una buona pratica sociale di generare innovazione sociale partecipata;
• fornire orientamenti culturali e metodologici per promuovere nuovi percorsi di sviluppo di buone pratiche sociali;
• valorizzare il ruolo di Cittadinanzattiva nella promozione, nel monitoraggio e nella valutazione delle buone pratiche sociali a livello regionale;
• attivare percorsi informativi e formativi tesi a migliorare le competenze degli attori sociali impegnati in progetti di cittadinanza attiva.

In apertura: immagine tratta da Pixabay.com, @geralt