IL TAGLIO ALLE DETRAZIONI FISCALI NON RISOLVE I PROBLEMI DI BILANCIO

di Raffaele Lungarella pubblichiamo un articolo del 3 marzo 2017 apparso sul lavoce.info

Non sarà la revisione delle detrazioni fiscali a permetterci di evitare la procedura di infrazione europea. Per non avere effetti negativi sulla ripresa, il taglio dovrebbe concentrarsi sui contribuenti con redditi più alti, che però ne beneficiano già in misura limitata.

Ammontare e composizione delle detrazioni

Secondo il vice ministro dell’economia Luigi Casero, una parte dei 3,4 miliardi di euro necessari per correggere i conti dello stato e non incorrere nella procedura d’infrazione europea, dovrebbe arrivare da una “revisione selettiva” delle agevolazioni fiscali (tax expenditures).
È un percorso realizzabile? Le statistiche relative alle dichiarazioni Irpef del 2016 (per l’anno d’imposta 2015) – pubblicate dal ministero dell’Economia e delle Finanze il 28 febbraio – ci permettono di fare qualche calcolo.
L’insieme delle detrazioni Irpef di cui hanno beneficiato i contribuenti con la dichiarazione del 2016 ammonta a poco più di 66 miliardi di euro, circa 80 milioni in meno dell’anno precedente. La selezione cui accenna Casero potrebbe essere fatta considerando la tipologia delle detrazioni o il reddito dei contribuenti che ne beneficiano, oppure entrambe le variabili.
Del totale delle detrazioni, 54,4 miliardi di euro sono costituiti dagli sconti fiscali per carichi di famiglia e (soprattutto) per i redditi da lavoro dipendente e da pensione. Per il singolo contribuente, l’ammontare di entrambe le detrazioni si riduce all’aumentare del suo reddito. Una sforbiciata a queste due tipologie colpirebbe i percettori dei redditi medi e, in particolare, di quelli bassi e medio-bassi.
Dei 42 miliardi di detrazioni sui redditi da lavoro beneficiano per più della metà i lavoratori dipendenti e i pensionati con un reddito annuo fino a 15mila euro, quota che raggiunge il 92 per cento se si considerano anche i contribuenti con un reddito tra i 15 e i 29mila euro. La percentuale sul totale delle detrazioni fruite dai contribuenti con redditi superiori a 55mila è irrisoria per i redditi da lavoro e del 2 per cento per i carichi di famiglia. Una loro riduzione farebbe, ovviamente, aumentare le entrate in proporzione al taglio che sarebbe apportato. Ma l’operazione sarebbe in contrasto con il proposito di abbassare l’Irpef e avrebbe un impatto negativo sulla debole ripresa della nostra economia.
La necessità di promuovere la domanda privata con un sostegno fiscale rende problematico anche operare sulle detrazioni relative alle spese per gli interventi di recupero edilizio e a quelle per gli interventi per il risparmio energetico, il cui ammontare è stato di circa 5,7 miliardi di euro. La possibilità di fruirne, se non ci sarà un’ulteriore proroga, cessa il prossimo 31 dicembre. Per quest’anno – qualora si decidesse di contenere il vantaggio fiscale, rispetto al livello attuale – l’effetto finanziario per il bilancio statale sarebbe modesto. Va ricordato, poi, che l’ammontare delle detrazioni di ogni anno d’imposta deriva anche dalle detrazioni relative agli interventi realizzati nei nove anni precedenti.

La revisione per reddito dei contribuenti

Se la revisione selettiva delle agevolazioni fosse fatta sulla base del reddito dei beneficiari, il risultato sarebbe ugualmente contenuto, qualora non riguardasse i contribuenti con i redditi più bassi, quelli fino a 29mila euro, i quali accumulano l’81 per cento del totale delle detrazioni. I contribuenti con un reddito superiore a 55mila euro hanno goduto di detrazioni per meno di 2,50 miliardi di euro. Una revisione degli sconti fiscali concentrata su questi ultimi contribuenti avrebbe un effetto positivo apprezzabile se il taglio dell’agevolazione fosse rilevante. Ma interesserebbe principalmente detrazioni la cui diminuzione avrebbe effetti negativi sull’economia.
L’altro macro aggregato da considerare è quello delle spese che possono essere scontate dall’Irpef nella misura del 19 per cento. L’ammontare complessivo è stato di circa 5,3 miliardi di euro, attribuibile per il 60 per cento alla spesa sanitaria (tabella 2). Anche per alcune di queste spese, la revisione potrebbe ridurre la percentuale di detrazione per i percettori dei redditi alti (per esempio sopra i 75mila euro) ed eliminarla del tutto per chi ha redditi molto alti. Già ora però questi contribuenti beneficiano delle detrazioni per un importo complessivo relativamente modesto ed è dunque probabile che il risultato non sarebbe rilevante.
In conclusione, il contributo al riequilibrio del bilancio dello stato richiesto dalla Commissione europea che può venire da una revisione degli sconti fiscali applicati alle persone fisiche sembra modesto. Per non accentuare il loro carattere regressivo, una loro limatura dovrebbe essere concentrata soprattutto sui contribuenti con i redditi più alti, cioè quelli che percepiscono più di 75mila euro l’anno ed, eventualmente, su quelli con più di 55mila euro. Per farsi un’idea di quanto si potrebbe ricavare, si consideri che un punto percentuale di detrazione vale poco più di 15 milioni di euro per i contribuenti del penultimo scaglione di reddito e circa 21 per quelli dell’ultimo. Riducendo di 5 punti percentuali il livello delle detrazioni su tutti e due questi scaglioni, si ricaverebbero 175 milioni di euro. Non è molto.